Il peso non torna all’improvviso: i segnali che ti stanno riportando al punto di partenza (senza che tu te ne accorga).
C’è una storia che mi raccontano spesso le persone che arrivano da me. Hanno perso peso, magari anche più volte, con questa o quella dieta. Ogni volta arriva il momento in cui il peso è sceso, l’obiettivo sembra raggiunto e torna quella sensazione che mancava da tempo: la leggerezza.
Faffiner, è una sensazione che non ti è nuova, vero?
“Ehhh, dottore, credo di aver capito dove vuole arrivare…”
Non parlo soltanto del numero sulla bilancia, ma di qualcosa di più ampio: ti senti più tranquillo davanti al cibo, hai meno pensieri durante la giornata, non vivi ogni occasione sociale come un ostacolo da superare e inizi a pensare che, forse, questa sia la volta buona.
E quasi sempre, con le “diete classiche”, è proprio qui che le cose iniziano a rompersi.
Con una dieta restrittiva passi mesi vivendo in modalità controllo: conti, pesi, ti trattieni. È inevitabile che, appena raggiungi l’obiettivo, tu voglia mollare tutto, perché nessuno può vivere per sempre sentendosi “in modalità dieta”.
Il problema nasce lì: se l’unica cosa che ti teneva in riga era il controllo, appena lo abbandoni torni esattamente alle abitudini di prima, e con loro tornano i chili.
E qui voglio essere chiaro, perché è il cuore di come lavoro. Nel mio percorso non esiste il momento in cui abbassi la guardia, perché non ti chiedo mai di tenerla alta. La leggerezza non è un premio che arriva alla fine: c’è fin dall’inizio, perché non parto da divieti e restrizioni.
Per questo uso poco la parola mantenimento. Non esiste una dieta a vita da rispettare stando sempre in guardia. La differenza tra prima e dopo un percorso fatto bene è un’altra: prima hai un obiettivo chiaro ma non sai come raggiungerlo e tenerlo, dopo l’hai raggiunto e sai come farlo durare, perché è cambiato il modo in cui mangi.
Tenere il risultato non richiede lo stesso impegno dei primi tempi e non richiede di stare in guardia: richiede solo che quelle abitudini siano ormai diventate il tuo modo normale di mangiare.
Adesso ti mostro i segnali con cui, dopo una dieta restrittiva, il peso torna a salire. Se li riconosci è perché li hai già vissuti. Leggili con questa idea in testa: sono la storia delle diete che ti mettono a stecchetto e basta, non del lavoro che facciamo insieme. Con un percorso costruito sulle tue abitudini, questi segnali non arrivano.
“Ma, dottore, come faccio a riconoscerli?”
Primo segnale: hai smesso di fare quelle piccole cose che prima funzionavano.
Quando chiedo alle persone che hanno ripreso peso che cosa sia cambiato negli ultimi mesi, raramente sento risposte come:
“Ho deciso di stravolgere completamente la mia alimentazione”.
Quasi sempre il racconto è molto più graduale.
“Ho iniziato a cucinare meno.”
“Ho cominciato a comprare qualcosa al volo perché non avevo tempo.”
“Ho smesso di organizzarmi il pranzo per il lavoro.”
“Alla sera ero troppo stanco e mangiavo quello che trovavo.”
Sbaglio?
Sono tutte situazioni assolutamente normali, ma il punto non è che siano sbagliate in senso assoluto, perché una vita reale comprende inevitabilmente momenti in cui non puoi essere organizzato come vorresti.
La differenza sta nella frequenza e nella durata: una settimana caotica non compromette nulla, ma un periodo caotico che diventa la nuova normalità ti riporta lentamente alle vecchie abitudini.
Il guaio è che spesso ce ne accorgiamo soltanto quando il peso è già risalito, mentre sarebbe molto più utile riconoscere il momento in cui quelle piccole azioni che avevi costruito iniziano a sparire.
Il punto, in fondo, si gioca proprio lì: non nella perfezione quotidiana, ma nel proteggere quelle poche abitudini che per te fanno davvero la differenza.
Secondo segnale: il weekend diventa una zona senza regole.
C’è un’altra situazione tipica di chi segue una dieta a regole, e riguarda il rapporto tra settimana e fine settimana.
Dal lunedì al venerdì riesci a mantenere una certa struttura: fai colazione in modo regolare, cerchi di scegliere meglio durante i pasti principali e magari riesci anche a muoverti un po’ di più.
Poi arriva il venerdì sera e il weekend diventa una parentesi completamente separata, quasi come se le regole della settimana non avessero più valore fino al lunedì successivo.
Anche qui il problema non è mangiare fuori o godersi un pranzo in famiglia, perché questi momenti fanno parte di una vita equilibrata e un percorso che li elimina non è destinato a durare.
La difficoltà nasce quando il weekend diventa il momento in cui recuperare tutto ciò che durante la settimana ti sei negato, in un’alternanza continua tra restrizione e perdita di controllo.
Questo schema, oltre a essere faticoso mentalmente, rende molto più difficile ascoltare i segnali del corpo e capire di che cosa hai davvero bisogno.
Chi tiene il risultato nel tempo non è chi evita tutte le occasioni conviviali, ma chi ha imparato a viverle senza trasformarle in un motivo per ricominciare da capo.
Terzo segnale: inizi a evitare la bilancia.
La bilancia viene spesso vissuta come un giudice, ma in realtà è soltanto uno strumento.
All’inizio di una dieta rappresenta una conferma positiva: vedere il peso scendere dà motivazione e aiuta a percepire i progressi.
Poi, quando qualcosa cambia, può trasformarsi in un nemico da evitare.
La frase che sento dire più spesso è:
“Non mi peso perché tanto so già che sarò aumentato.”
Il punto è che evitare il numero non modifica il numero, sposta soltanto più avanti il momento in cui dovrai affrontare la situazione.
Sapere di aver preso un chilo o due ti permette di intervenire con piccoli aggiustamenti, ma accorgerti dopo mesi che il peso è aumentato molto di più rende tutto più pesante, perché alla difficoltà pratica si aggiunge quella emotiva: la sensazione di aver fallito ancora una volta.
E qui ritorna un concetto importante: il controllo non deve essere inteso come rigidità.
Controllare significa osservare per avere informazioni e sapere dove ti trovi, così da poter scegliere che cosa fare dopo.
Quarto segnale: mangi sempre più spesso in automatico.
Un altro aspetto che anticipa il recupero del peso riguarda l’attenzione: con una dieta impari a osservare quello che mangi, ma è un’attenzione forzata, che si regge sulle regole più che su un’abitudine tua.
Con il tempo quelle regole stancano, l’attenzione cala, ed è normale: quando un comportamento non è ancora davvero tuo, appena smetti di controllarlo torni indietro.
Il problema nasce quando l’automatismo riguarda proprio quelle situazioni che prima avevi imparato a gestire, come mangiare davanti al computer senza accorgerti delle quantità, aprire la dispensa mentre prepari la cena, finire quello che è rimasto nel piatto anche se sei già sazio.
Sono comportamenti piccoli, ma raccontano che il tuo rapporto con il cibo sta tornando meno consapevole.
E questo non significa che tu debba controllare ogni boccone per sempre, ma soltanto che, ogni tanto, è utile fermarsi e chiedersi se stai ancora scegliendo oppure se stai solo seguendo un’abitudine.
“Eh, dottore, in questi casi bisogna aspettare che arrivi il momento giusto per ricominciare…”
Quinto segnale: aspetti il momento perfetto per ripartire.
Aspettare non è la scelta giusta per tornare all’equilibrio perso.
La storia è sempre quella: si finisce per aspettare il prossimo lunedì, poi settembre oppure dopo le vacanze o magari quando il lavoro sarà meno intenso.
La verità è che quel momento perfetto non arriva mai, perché la vita continua a proporre periodi complicati e situazioni impreviste. Se il tuo equilibrio dipende dal fatto che tutto sia tranquillo, è inevitabile perderlo ogni volta che qualcosa cambia.
Ti svelo un segreto: chi tiene il risultato nel tempo non riparte da zero ogni volta, ma aggiusta il tiro, e questa è una differenza enorme.
Non serve aspettare il giorno giusto per ricominciare una dieta nuova, serve riconoscere che qualcosa è cambiato e fare un piccolo intervento prima che diventi necessario un grande cambiamento.
Il vero motivo per cui il peso fa su e giù
Fin qui i segnali delle diete restrittive. Ma perché succede, anche a chi si impegna davvero? Raramente è una questione di forza di volontà. Molto più spesso quella dieta ha lavorato sul livello sbagliato del cambiamento.
In Atomic Habits, James Clear spiega che possiamo cambiare su tre livelli. Il primo è il risultato, cioè cosa vuoi ottenere, per esempio perdere qualche chilo. Il secondo è il processo, cioè le azioni e le abitudini che metti in pratica, come organizzare i pasti o fare la spesa con più criterio. Il terzo, il più profondo, è l’identità, cioè il tipo di persona che pensi di essere.
Clear sostiene che i cambiamenti che durano partono dall’identità.
Una dieta restrittiva lavora solo sul risultato: una volta raggiunto l’obiettivo tendi a mollare, perché dentro di te sei rimasto una persona a dieta che aspetta di tornare a mangiare come prima. Quando invece inizi a pensarti come qualcuno che si prende cura di sé, il comportamento smette di pesare, perché è coerente con come ti vedi. Ogni pasto preparato bene, ogni spesa fatta con la testa, diventa un piccolo voto per la persona che stai diventando.
Il saliscendi nasce proprio da qui: le diete ti lasciano con un obiettivo raggiunto ma con le stesse abitudini e la stessa immagine di te di prima. Tolto lo schema, torni la persona che eri, e con lei tornano i chili. Con me il lavoro parte dall’altra parte: dalle tue abitudini e da come ti vedi, non da uno schema da reggere a forza finché duri.
Non è questione di perfezione
Uno degli aspetti più importanti che cerco di trasmetterti è che tenere un risultato non significa essere sempre impeccabili.
L’idea della persona che resta in forma mangiando sempre perfettamente, allenandosi senza mai saltare e senza avere momenti di difficoltà appartiene più al mondo delle aspettative che alla realtà.
Chi tiene il proprio risultato attraversa gli stessi periodi complicati degli altri: va in vacanza, mangia fuori, ha settimane stressanti, a volte si muove meno.
La differenza è che non vive questi momenti come una rottura definitiva, perché ha imparato che una deviazione non richiede di buttare via tutto ciò che ha costruito prima.
Ed è proprio questa capacità di correggere la rotta che permette al risultato di durare nel tempo.
“Dottore, ma come faccio da solo ad arrivare a un mio equilibrio?”
Il metodo viene prima della motivazione.
Se negli anni hai perso e ripreso peso più volte, probabilmente hai già dimostrato di avere la capacità di dimagrire.
Forse il problema non è mai stato arrivare al risultato, ma costruire qualcosa che potesse rimanere con te anche dopo, quando la motivazione iniziale, come è normale, comincia a calare.
Per questo un percorso nutrizionale efficace dovrebbe aiutarti a capire quali strategie funzionano davvero per la tua vita, quali sono i momenti in cui fai più fatica e quali strumenti puoi usare quando le condizioni diventano meno semplici.
Ed è proprio questo il lavoro che voglio fare assieme a te nel percorso di affiancamento 1:1: costruire un sistema alimentare realistico, adattato alla tua quotidianità e pensato non solo per raggiungere un obiettivo di peso, ma per permetterti di tenerlo nel tempo senza mai vivere in guardia, cambiando un pezzo alla volta anche il modo in cui ti vedi.
Se senti di essere ancora intrappolato nel ciclo “perdo peso, lo riprendo, ricomincio da capo”, puoi dare un’occhiata al mio metodo qui e prenotare una call conoscitiva per raccontarmi la tua situazione e capire quale percorso potrebbe essere più adatto a te.
Perché il vero obiettivo non è arrivare al peso desiderato, ma smettere di doverci tornare ogni anno.
Alla prossima, faffiner!


